Patrizia Bovi
canto, arpa, tromba
Goffredo Degli Esposti
flauto traverso, nay, cennamella, cornamusa
Gabriele Russo
viola, ribeca, tromba
Gianni De Gennaro
canto, viola
Gabriele Miracle
naqqara, pandereta, crotali, cimbali, riqq, pandeiro, darbukka
Nicola Nesta
oud, guitarra morisca, canto
III. RACCONTI MARIANI NEI MODI DEL MEDITERRANEO: le Cantigas de Santa Maria di Alfonso X “El Sabio” (XIII sec.)
"Canti dell'antico mare", concerto incentrato sui repertori medievali di tradizione dei paesi mediterranei ("l'Antico mare"), propone alcuni brani tratti dal corpus delle Cantigas de Santa Maria, dalle coeve Cantigas de Amigo e da poemi mozarabici conosciuti come Kharjas.
E’ solo un aspetto, peraltro circoscritto alla penisola iberica, della ricca letteratura musicale ispirata al mare (per esempio il viaggio in Terrasanta) che, partendo dalla sua fisicità, come luogo naturale immenso e potente, arriva ad essere utilizzato, nelle Cantigas de Amigo, come metafora della separazione dall’amato (in entrambi i sensi, sia carnale che spirituale).
Inoltre, proprio nei miracoli delle Cantigas de Santa Maria, si ricordano due importanti città con tradizione marinara, Genova e Siviglia, mete fondamentali della storia, a venire, di Cristoforo Colombo.
Le Cantigas de Santa Maria sono la raccolta più importante e ampia di canti religiosi, di ispirazione popolare, in lingua galiziano-portoghese: ne sono conservate 427 con musica e miniature; costituiscono il prodotto dell'opera di più poeti-musicisti, voluta dal Re Alfonso X di Castiglia (“El Sabio” ovvero "Il Saggio") e per lui redatta in quattro diversi codici della fine del XIII secolo.
In realtà, il sovrano ebbe il merito di riunire i racconti dei miracoli mariani appartenenti a decenni di tradizione popolare iberica, e non solo, più i nuovi miracoli accaduti durante la sua vita, ponendosi dunque non come autore, quanto piuttosto come promotore di un pensiero cristiano rivolto al femminile, come di un trovatore che canta il suo amore verso la sua donna.
Con le Cantigas de Santa Maria siamo quindi di fronte ad un corpus massiccio di poesia religiosa da cui è facile estrarre gli argomenti più disparati, ma in cui sempre è presente il miracolo che la Vergine riesce a dispensare in virtù di un amore immenso verso chi la riconosce e la prega.
Contemporaneamente, sempre nella penisola iberica, sulla spinta del movimento trovadorico francese, venivano composte le Cantigas de Amigo, anche queste in lingua gallego-portoghese; sono un genere di canti d'amore, di sdegno e maldicenza, rigorosamente profani, giunti a noi in numero elevatissimo ma privi di notazione musicale, perché affidati all’improvvisazione su canoni melodici consueti e alla memoria orale.
Per un caso fortuito rimasero conservate le musiche di sei di queste Cantigas de Amigo, scritte da Martin Codax, un trovatore galiziano del XIII secolo. Di lui non conosciamo nulla, se non il fatto che cita spesso nelle sue Cantigas la città di Vigo, porto galiziano affacciato sull’Oceano.
Nella sua poesia allegorica, la donna, sofferente per la lontananza del suo uomo (a volte chiamato amigo, altre amado), tiene un dialogo con il mare, le onde, la madre, la sorella e le sue amiche, in una continua variazione di versi e melodie, affascinanti per la loro essenza miniaturista (quasi minimalista).
Completano il programma alcuni brevi poemi arabo-andalusi, le Kharjas; sono oggi classificate come le poesie più antiche della penisola Iberica, scritte durante il primo periodo dell’insediamento arabo in Spagna. Gli autori di queste poesie d’amore appartenevano alla cultura mozarabica, quella dei Mori che vivevano a contatto con i cristiani ed ebrei, condividendone usi e costumi, adottandone le leggi, la religione, e mischiandone la lingua e la cultura.
Le Kharjas scritte, infatti, in caratteri arabi, in una lingua-dialetto misto di arabo, spagnolo ed ebraico, sono costituite principalmente da piccoli ritornelli, da due a quattro versi, in cui generalmente vi troviamo la donna che canta la lontananza dal suo amato.
Prive di musica, probabilmente si cantavano su motivi di ispirazione popolare, tramandati oralmente o rimodulati su melodie preesistenti. Qui sono cantate su frammenti presi dalle Cantigas de Santa Maria, secondo la prassi comune della centonizzazione medievale (cioèutilizzare vari frammenti melodici per costituire nuove melodie), e interpretate secondo lo stile classico arabo-andaluso.
Infine è presente un canto di nozze, Las Afeitas de la novia, della tradizione delle donne sefardite di Tangeri, rifugiatesi in Marocco dopo la cacciata dalla Spagna avvenuta proprio nel 1492, anno importante, non solo per il viaggio di Colombo in America.
Nei diversi stile esecutivi, sia vocali che strumentali, ricostruiti qui per interpretare i tre repertori (più quello sefardita esattamente eseguito come da tradizione orale), si utilizzano vocalità e strumenti iberico-latini, tutti scomparsi dalla nostra tradizione colta, perché modificati in quelli più moderni (tra cui la viola, l’arpa, la guitarra, il flauto traverso e la cornamusa), e quelli arabo-andalusi, conservati nella prassi della musica colta del nord del Marocco (oud, nay e alcune percussioni), che proprio nella penisola iberica si incontrarono, convissero e si svilupparono durante il Medioevo.
Segno di tempi passati da cui, forse, dovremmo prendere esempio.
Goffredo Degli Esposti
© 1998 Micrologus s.r.l. All rights reserved. designed by sezione aurea. credits