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Ensemble Micrologus

Patrizia Bovi
canto, arpa
Adolfo Broegg
liuto
Goffredo Degli Esposti
doppio flauto, zampogna, cennamella
Gabriele Russo
viella, lira
Bruno Bonhoure
canto
Alessandro Quarta
canto
Stefano Vezzani
ciaramello
Alberto Berettini
canto

Quartetto Vocale di
Giovanna Marini

Giovanna Marini
canto
Patrizia Bovi
canto
Francesca Breschi
canto
Patrizia Nasini
canto

  • 01 Benedicamus Trope
    Nicholay sollemnia
  • 02 Benedicamus Trope
    Sonet vox ecclesie
  • 03 Trad., Calabria
    Passione di Diamante
  • 04 Trad., Sardegna
    Miserere di Santu Lussurgiu
  • 05 Lauda, Cortona Ms 91
    O divina Virgo flore
  • 06 Lauda, Cortona Ms 91
    Dami conforto Dio et alegrança
  • 07 Trad., Lazio
    Passione di Giulianello
  • 08 Trad. di Blera, Lazio
    Stava la Madre
  • 09 Chant
    Iam lucis orto sidere
  • 10 Trope
    Kyrie eleison
  • 11 Gloria
  • 12 Sanctus
  • 13 Trad., Campania
    Miserere di Sessa Aurunca
  • 14 Trad., Sicilia
    Gloria di Montedoro
  • 15 Lauda, Cortona Ms 91
    Chi vol lo mondo despreççare
  • 16 Benedicamus Trope
    Submersus jacet Pharao
  • 17 Benedicamus Trope
    O Lylium convallium
  • 18 Lauda, Cortona Ms 91
    Madonna Santa Maria

Cantico della Terra

Micrologus e Quartetto Vocale di Giovanna Marini

Opus 111, Parigi, 1998

Premio Discografico Goldberg 5 stelle

La musica dell' Italia medievale che conosciamo è quella conservata nei manoscritti la cui storia è in qualche modo legata con quella dei Comuni e delle Signorie delle città italiche del XIV e XV secolo. Tuttavia, come da tempo affermato da importanti musicologi, è impossibile basare sui soli documenti diretti il tentativo di ricostruire il quotidiano sonoro delle società antiche.

Molte sono le testimonianze extramusicali che contribuiscono ad arricchire il panorama degli eventi musicali delle nostre città medievali: gli squilli dei banditori e dei trombetti comunali, i cosiddetti strumenti alti delle fanfare per le processioni civili, i musicisti assoldati dalle confraternite per l' esecuzione delle laudi e per le processioni religiose, i cantanti delle cappelle delle Signorie quattrocentesche e le formazioni strumentali che accompagnavano le danze e i balli.

Nell' iconografia, nella letteratura e negli archivi storici troviamo preziosi riscontri: affreschi con angeli musicanti e con scene musicali, cronache di feste e di convivi con poesia e musica, documenti di pagamento per strumentisti e cantanti contribuiscono a ricostruire una grande visione della musica come centro sociale dell' Italia a cavallo tra medioevo e rinascimento.

E oltre a ciò, la tradizione: tutto quello di cui non avremo mai una testimonianza storica, perché privato della dignità della scrittura ed estraneo alle dinamiche della cultura alta, rimane nella grande memoria collettiva della cultura di tradizione orale.

Più di venticinque anni fà il Nino Pirrotta propose come strumento dell' indagine musicologica la comparazione tra la tradizione scritta e quella orale della musica, con la felice metafora dell' iceberg: la parte emersa del blocco do ghiaccio (la musica scritta) è solo un ottavo del tutto, mentre la parte immersa e quindi invisibile (la musica di tradizione orale) è di gran lunga la più vasta ed è quindi doveroso per la ricerca tenerla in considerazione; ma a volte è possibile che la parte visibile lasci intravedere elementi della parte sommersa, ossia della gran quantità della musica non scritta.

Molta musica italiana dal due al quattrocento rivela elementi, per così dire, non artistici, o meglio che lasciano intuire tecniche compositive derivate da una pratica improvvisativa o procedimenti mnemonici tipiche delle culture di tradizione orale; emblematici sono i saltarelli trecenteschi, alcune laudi di Cortona, molti brani liturgici e paraliturgici di polifonia cosiddetta arcaica.

Questo programma intende proporre una sorta di paesaggio sonoro comparato dell' Italia musicale, un percorso storico geografico nei vari aspetti della storia musicale di Firenze e del centro Italia, così come delle città venete e lombarde, in un costante confronto con ciò che di più arcaico è rimasto nella musica tradizionale italiana, il canto polivocale della settimana santa: testimonianze di un sapere sonoro e poetico diffuso che, insieme alle composizioni più artistiche rimaste nella cultura scritta, costituiscono il cuore antico dell' estetica musicale italiana, secoli fa scritta e cantata a Firenze e oggi, sfidando l'omologazione dei tempi moderni, cantata e tramandata oralmente a Montedoro in Sicilia.

Il suono della voce come la pietra, che divide l' esterno dall' interno, la città - luogo sicuro e rifugio - dall' incognito che abita i boschi, dove l' albero è archetipo ancestrale e simbolo stesso della tradizione e della memoria.