Patrizia Bovi
canto superius, arpa
Goffredo Degli Esposti
zufolo & tamburo, flauti,bombarda
Gabriele Russo
viola, viola da gamba, cornamusa
Marta Grazionlino
arpa
Mauro Borgioni
canto contratenor bassus
Ulrich Pfeifer
canto contratenor altus, ghironda
Simone Sorini
canto tenor
Stefano Vezzani
bombarda, zufolo & tamburo
Luigi Germini
trombone
Mauro Morini
trombone, tromba da tirarsi
Gabriele Miracle
tamburelli, salterio a percussione
LA MUSICA SPAGNOLA
LA MUSICA FRANCESE
LA MUSICA ITALIANA
LA MUSICA DELLA FESTA
Dai codici di Montecassino 871, Escorial IV-a-24 Perugia; 431, la ricostruzione della vita musicale della Corte napoletana che, all’epoca, aveva il primato europeo per il numero e la qualità dei musicisti presenti.
I documenti dell’epoca, sebbene in gran parte distrutti con la Seconda Guerra Mondiale, riescono, comunque, a darci un’idea ben chiara della grandezza della Corte aragonese-napoletana nel XV secolo.
Sotto gli spagnoli Alfonso V il Magnanimo, re di Aragona e Napoli (1416-58), e Ferrante I (1458-1494), tale corte brillerà per la presenza dei migliori musicisti europei: dai grandi che vi passarono come Ycart, Agricola, Desprez, o di cui furono eseguite le composizioni (come Dufay), ai residenti stabilmente, come Johannes Cornago (francescano con incarico anche di “elemosiniere del Re”), Pere Oriola, Vincenet ed il grande teorico Johannes Tinctoris (che proprio qui scrisse le sue opere). Questi ultimi ci testimoniano della passione dei due monarchi per la musica del proprio paese d’origine e del loro interesse ad avere alla corte sempre i migliori musicisti che arrivavano direttamente dalla Spagna.
La cappella musicale, così, riuscì a contare oltre 20 musicisti effettivi, più i rinforzi e gli ospiti delle grandi occasioni. La stanza della musica, presso Castel Nuovo, aveva a disposizione ogni sorta di strumento musicale conosciuto; questi strumenti erano praticati anche dalla famiglia reale, come era d’uso secondo il pensiero umanistico.
Anche il ballo, altra divertimento artistico, fu ampiamente coltivato: i maestri di danza Guglielmo Ebreo da Pesaro e Domenico da Piacenza crearono loro coreografie sulla musica di due canzoni francesi assai conosciute (La vida de Culin e La fille Guillemin). Inoltre dai documenti sappiamo, per esempio, che “O vos homines qui transite in pena” è una canciòn fatta per la morte di Alfonso V, e “Viva viva rey Ferrando” può essere considerato un brano per l’ascesa e glorificazione del suo successore, Ferrante I (sebbene lo si canta per i suoi trionfi cortesi). Oppure possiamo sapere con certezza che per i festeggiamenti per le nozze di Ippolita Sforza con Alfonso nipote (durati due mesi), fu eseguita e ballata in maschera la moresca - alla napolitana “Hora may che fora son”, nell’anno 1565 il giorno 29 di giugno (e molto probabilmente anche “Fate d’arera” fu dedicato alla stessa fanciulla).
Il programma del concerto “O tempo bono” comprende le varie forme letterarie abbinate alla polifonia a 3 e 4 parti coltivate espressamente alla corte napoletana: ballate, strambotti e barzellette in lingua italiana, canciones in spagnolo, e rondeau e balli in lingua francese.
La ricostruzione tende a mettere in evidenza come ognuno di questi generi avesse una particolare sonorità ed atmosfera. Da quella più intimista (quasi “da camera”) a quella più festosa, data dalla presenza e la giusta combinazione delle varie voci e strumenti : le voci in polifonia, la sola voce accompagnata da uno o più strumenti a corde, la musica da ballo e di solennità con gli strumenti a fiato e le percussioni.
Gli strambotti e le barzellette, in lingua italiana, sono spesso affidati ad un solo cantore con un accompagnamento sugli strumenti che per primi realizzarono gli accordi (il liuto,la vihuela, la viola e l’arpa); invece nella ballata, questa con origini medievali, vi è una più distinta condotta delle parti; nelle composizioni spagnole, le canciones, si rivela una predilezione per le sonorità più gravi, lente e maestose (a più voci ed anche con strumenti a fiato) ma con armonie più ardite; e, infine, ma cronologicamente le più antiche, ci sono le composizioni francesi: rondeau e balli, caratterizzati da una polifonia arcaica a volte anche popolare, ma più spesso nel complesso contrappunto franco-fiammingo universalmente conosciuto.
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