La compagnia di nobili Fiorentini:
Patrizia Bovi
canto
Goffredo Degli Esposti
bombarda, flauto col tamburo, cornamusa
Gabriele Russo
viola
Igor Pomykalo
lira da brazzo, viola da gamba
Olivier Marcaud
canto
Mauro Borgion
canto
Simone Sorini
canto
Mauro Morini
tromba da tirarsi, trombone
Dani Pelagatti
bombarda
Isacco Colombo
ciaramello, bombarda
Gabriele Miracle
salterio, percussioni
Marta Graziolino
arpa
Véronique Daniels
danza, coreografia
I commedianti:
Carles Mas
danza, flauto col tamburo
Ulrich Pfeifer
canto, ghironda
Nando Citarella
canto, percussione
Silvia Paoli
attrice
Carlo Ottolini
attore
Giorgio Branca
attore
vedi anche "Festa Fiorentina in forma di spettacolo"
Festa Fiorentina è una rappresentazione musicale su Firenze immediatamente dopo la morte del Magnifico e allo stesso tempo uno spettacolo sull’idea tardo medioevale e rinascimentale della trasformazione; infatti la musica tra fine quattrocento e inizi cinquecento in Italia è caratterizzata da stili intrecciati, influenze della polifonia più ricercata d’oltralpe e motivi popolari continuamente citati nelle composizioni. Spesso di questi motivi le uniche tracce sono in questi brani, e da qui il nostro lavoro prende inizio, alla ricerca delle forme originarie sulle quali la composizione d’arte ha compiuto le sue trasformazioni stilistiche, nella ben nota tecnica della variazione su modello.
La festa, luogo non convenzionale dove per dimenticarsi della follia oscurantista del Savonarola e del modificarsi dei gioiosi costumi della corte Laurenziana, vede un gruppo di giovani poeti, cantori e musicisti ritrovarsi per ricreare un ortus conclusus e cantare storie, barzellette e per far rivivere i personaggi fantastici della fervida fantasia popolare, vere protomaschere della commedia dell’arte.
L’arrivo di una compagnia di commedianti girovaghi che per far un po’ di soldi recita intermezzi, introduce l’elemento della trasmissione orale di canzoni e farse che nelle diverse regioni si rappresentano, rivelando l’origine delle citazioni dei frammenti melodici che ritroviamo nella costruzione polifonica delle frottole del Petrucci e nei canti carnascialeschi fiorentini.
Dalla musica scaturisce la trama narrativa stessa dello spettacolo; nelle frottole sono contenuti i personaggi: il cito e la cita nella farsa dell’amore felice, il “mariazzo contadino”, le protomaschere della commedia più tarda come Scaramella Scaramouche (una sorta di Pulcinella ante litteram), il lanzo (il capitano), la vecchia maladetta (a volte mezzana e a volte impedimento per l’amore).
Come tutte le fonti dell’epoca ci riportano, i personaggi infine ballano una moresca.
Così come le rappresentazioni legate alle feste rinascimentali,anche il nostro spettacolo è quasi pretesto per raggiungere la messa in scena delle varie moresche, luogo del travestimento,del combattimento, della trasformazione, dell’esotico e dello stravagante. Qui si rappresentano il gioco, l’amore, la guerra, la derisione del potere.
Questi elementi, in un certo senso raffigurazioni archetipiche di ricorrenti condizioni umane,ritornano ciclicamente nei passaggi più difficili della storia: nei giovani descritti nel Decameron che si rifugiano in un dorato confino per sfuggire alla morte nera così come nei nostri personaggi che, per sfuggire alle persecuzioni del Savonarola, cantano di Lorenzo, della vita spensierata a Fiorenza e del bel tempo che pur fugge e di cui bisogna vivere l’attimo.
In questo senso Tiente a l’ora tiente al vento diventa un delicato monito, leggero come la spensieratezza a cui fa riferimento, quella di un mondo preintellettuale legato ai cicli naturali e ai bisogni essenziali, alla giovinezza e all’amore, alla musica e alla danza, nuovi ideali dell’Uomo del Rinascimento.
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