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landini e si suoi contemporanei

Patrizia Bovi
canto, arpa
Goffredo Degli Esposti
doppio flauto, cennamella
Gabriele Russo
viella, ribeca
Adolfo Broegg
liuto, chitarrino
Ulrich Pfeifer
canto
Alessandro Quarta
canto
Koram Jablonko
viella
Luigi Germini
buccine
Paolo Scatena
buccine
Giancarlo Serano
percussioni

  • 01 Salterello
    Anonimo
  • 02 Quand' Amor
    Giovanni da Firenze (canzone)
  • 03 La manfredina
    Anonimo
  • 04 Ochi dolenti mie
    Landini (ballata)
  • 05 Io son un pellegrin
    Anonimo (ballata)
  • 06 Mille merzé, Amore
    Magister Gulielmus (ballata)
  • 07 Come in sul fronte fu preso Narciso
    Lorenzo Masi (madrigale)
  • 08 Incalci
    Anonimo (toccata delle buccine)
  • 09 I' ò perduto l'albero
    Donato da Firenze (madrigale)
  • 10 Chosa non è che a sé tanto mi tiri
    Anonimo (ballata)
  • 11 Giporte miebramant
    Anonimo (virelai senza testo)
  • 12 De poni amor a me
    Gherardello de Florentia (ballata)
  • 13 Tre fontane
    Anonimo (istampita)
  • 14 Abbonda di virtù
    Landini (ballata)
  • 15 Salterello
    Anonimo
  • 16 Non posso far bucato che non piova
    Anonimo (ballata)

Landini e i suoi contemporanei

musica del Trecento a Firenze

Opus 111, Parigi, 1994

diapason d'or 10 de repertoire diapason d'or de l'anne
Premio Discografico Diapason d'Or 1995
Premio Discografico 10 de Répertoire 1995
Premio Discografico Diapason d'Or de l'année 1995-1996

Ars nova fiorentina all'epoca del Boccaccio
«L'Arno, balsamo fino, le mura di Firenze inargentate, le rughe di cristallo lastricato, fortezze alte e merlate»: così Lapo Gianni, poeta e notaio fiorentino amico di Dante nonché di Cavalcanti, volle disegnare tramite immaginifiche «tinte» poetiche i magici contorni della sua città. Certo è che tra quelle «mura inargentate» fiori tra xiv e xv secolo una delle più alte civiltà musicali italiane, la cosiddetta «Ars Nova» fiorentina, che non fu soltanto un fenomeno musicale ma anche letterario (si pensi all'influenza di Dante, Petrarca e Boccaccio sulla poesia del Sacchetti e del Belondi) nonché artistico (nello scriptorium di S. Maria degli Angeli a Firenze venne illuminato il più importante codice dell'Ars Nova italiana, lo «Squarcialupi»). L'ascesa del nuovo mondo mercantile e borghese, le nuove idee sulla musica mensurale importate dalla Francia attraverso la lettura «padovana» di Marchetto, costituiscono l'aspetto più immediato di tale cultura avanzata e pre-rinascimentale. Musica a più voci e profana, s'intende, che recise in modo netto gli scarni esempi di polifonie precedenti, univoco frutto di un' attività polifonico-ecclesiastica che ancora a distanza di tempo manteneva (in Italia addirittura in modo estremamente semplificato) pratiche anteriori alla scuola di Notre-Dame. E così nel nuovo ambiente musicale fiorentino si affermò anche la rivoluzionaria figura di intellettuale-musicus. I compositori del periodo furono, infatti, tutti uomini di chiesa semplici chierici o canonici, cappellani, monaci, priori e abati. Nonostante la condizione di religiosi, però, le loro opere furono quasi esclusivamente profane e cantarono per la maggior parte i tormenti d'amore.

Del musicista fiorentino più importante, Francesco Lendini - soprannominato per la sua cecità «il Cieco degli organi» - che pure trascorse molti anni in qualità di cappellano e organista di S. Lorenzo a Firenze, non ci è pervenuta una sola composizione sacra. Giovanni fu un eccellente organista e cantore nella primitiva cattedrale fiorentina di S. Reparata e in questa chiesa operò come chierico, sacerdote e cappellano anche Gherardello.

Donato fu invece monaco benedettino o carmelitano e Guglielmo (Magister Gulielmus) monaco agostiniano. Lorenzo Masi fu canonico di S. Lorenzo a Firenze ed appartenne allo stesso circolo di Landini, Andrea dei Servi e Paolo da Firenze. Il suo madrigale Come in sul fonte fu preso Narciso costituisce uno dei pochi componimenti su testo del Boccaccio.

II tema di Narciso costituisce un evidente collegamento con la tradizione letteraria dei classici. Esso è derivato da un passo delle Metamorfosi di Ovidio (in, 407-510) poi ricordato da Dante ai versi 128 del XXX canto dell'Inferno («e per leccar lo specchio di Narciso») e 18 del III canto del Paradiso («a quel ch'accese amor tra l'uomo e'I fonte»). II mito di Narciso costituisce anche la prova di quell'indirizzo conservatore della cultura fiorentina tardo trecentesca che attraverso forme artistica innovative (come la polifonia) voleva preservare la cultura medioevale (contro l'umanesimo) e la venerazione per i più grandi poeti come Dante, Boccaccio, Petrarca e Soldanieri che avevano trasformato la parlata locale in un raffinato momento di espressione artistica.

Galliamo Ciliberti