Patrizia Bovi canto, arpa
Goffredo Degli Esposti flauto e tamburo, flauto traverso, cornamusa Gabriele Russo viella, ribeca, cornamusa
Gabriele Miracle naccarat, darbukka, castagnette
La raccolta conosciuta come “Cantigas de Santa Maria” è costituita da 427 poemi scritti sotto il patrocinio di Alfonso X “Il Saggio” (1221-1284) in uno dei tre centri intellettuali che conobbero il loro massimo splendore nella Castiglia da lui dominata: Toledo, la capitale, Siviglia, il più grande porto del paese sul Mediterraneo, e Murcia, la città riconquistata più di recente. Le Cantigas furono concepite come offerte alla Vergine nell’ambito del culto Mariano che vide la luce in tutta Europa nel corso del tredicesimo secolo. Sono state conservate in tre differenti manoscritti che ripercorrono i diversi stadi delle loro composizioni.
Il più antico, o quantomeno quello in cui sono contenuti i brani di composizione più antica, è un manoscritto ritrovato a Toledo (Madrid, Bibl. Nacional, MS 10069). Contiene 100 cantigas, due poemi introduttivi (Introducción, Prológo), un poema conclusivo (Petiçon) e un’appendice che comprende 26 cantigas. Il secondo manoscritto (catalogo n. B.1.2 ritrovato nella libreria del monastero di S. Lorenzo nell’Escorial) è il più completo. Inizia con dodici cantigas per la Festa della Vergine, seguono quindi quattrocento cantigas precedute da un indice, l’Introducción e un Prológo, e termina con la Petiçon. Il terzo e ultimo manoscritto, che doveva essere una copia “di lusso” della precedente, consiste di due volumi. Il primo, anche questo conservato nella libreria dell’Escorial (cod. T.1.1), contiene le prime duecento cantigas delle quattrocento contenute nel manoscritto precedente ; sono tutte meravigliosamente illustrate con intere pagine di miniature suddivise in riquadri. Il secondo volume, che rimase incompleto dopo la morte di Alfonso, è conservato nella Libreria Nazionale a Firenze (MS Banco Rari 20) ; vi furono copiate solo centoventiquattro cantigas senza musica.
Sia l’organizzazione che la stesura delle Cantigas nei tre manoscritti rivelano un progetto chiaro e pensato nei dettagli. Le Cantigas sono divise in gruppi di dieci; per ogni cantiga in lode della Vergine ce ne sono altre nove che narrano miracoli da Lei operati. L’ordine seguito è sempre lo stesso: prima una presentazione del contesto storico in cui si è verificato il fatto, quindi un racconto di un’esperienza personale a riprova di un intervento divino, quello della Vergine, in questioni riguardanti gli uomini. Le origini di queste narrazioni sono i più svariati, e si estendono in tutto il campo della cristianità. Lo stesso vale per le melodie, alcune delle quali sono originali mentre altre furono tratte da fonti diverse. Fra queste ritroviamo melodie liturgiche e paraliturgiche; altre hanno collegamenti con la scuola di Notre Dame e i suoi epigoni. Altre tuttavia furono scritte da trovatori e trovieri e sono ulteriori esempi presi dal repertorio della canzone spagnola. La maggior parte delle cantigas è il risultato di un processo in cui una storia fu prima trascritta in versi Galiziano-portoghesi (questo era il linguaggio usato per la poesia in Castiglia fino al quattordicesimo secolo), quindi riadattata su una melodia composta ex novo o già esistente. Questi compiti toccarono ad un gruppo di musici e poeti tra cui uno dei più famosi fu il trovatore Galiziano portoghese Arias Nunes. Tutti lavorarono agli ordini di Alfonso X che dedicò alle Cantigas molte più energie di qualunque altro dei suoi grandi progetti culturali.
Sebbene tutti i lavori scritti sotto il suo patrocinio gli siano stati attribuiti, in realtà egli limitò le sue funzioni a quelle di supervisore e i suoi grandi progetti furono portati a termine essenzialmente da artisti specializzati.
La selezione di questo concerto consiste di tre cantigas de loor (cantigas di lode), tra cui Quantos me creveren loarán (CSM 120) e Qual è a santivigada (CSM 330). Nel manoscritto B.1.2 dell’Escorial, le miniature che le illustrano mostrano jongleurs che suonano vari strumenti, come nel caso delle altre cantigas di lode. Prese nel loro insieme, queste miniature costituiscono il più importante catalogo di strumenti musicali del Medioevo. Nel caso della Cantiga 120, i due strumentisti ritratti sono un Moro (l’unico che si trova nell’intero codice) e un Cristiano, entrambi ritratti nell’atto di suonare i loro strumenti. Nella Cantiga 330 i due jongleurs sono un uomo che suona una cornamusa e una donna che suona le nacchere. Benchè le raffigurazioni di strumenti musicali nelle Cantigas di lode del codice B.1.2 suggeriscano la presenza di un accompagnamento musicale, non è assolutamente certo che gli strumenti raffigurati siano quelli che accompagnano certe cantigas.
La nostra selezione comprende anche sei cantigas (anche in versione solo strumentale) che narrano di miracoli (cantigas de miragre): A Madre do que livrou (CSM 4) narra dei crociati al loro ritorno dalla Terra Santa; Ontre toda-las vertudes (CSM 328) e Muito nos fez gran Merçee (CSM 378) narra di fatti immaginari o realmente accaduti nel porto di Santa Maria (Cadice). La musica consiste in un ritornello (A), una seconda sezione con una ripetizione (b1b2), quindi la ripetizione della melodia del ritornello (a) seguita dal ritornello stesso (A).
Abbiamo incluso in questo concerto due cantigas che trattano del Giudizio Universale, Nenbre-sse-te, Madre (CSM 421) e Madre de Deus, ora (CSM 422). L’ultimo pezzo chiude la collezione delle cento Cantigas che costituiscono il corpo centrale del manoscritto di Toledo; si tratta di un contrafactum basato sulla famosa “canzone della Sibilla”
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