Patrizia Bovi
canto Superius, arpa
Gabriele Russo
viola, ribecona
Goffredo Degli Esposti
zufolo & tamburo, organo portativo
Simone Sorini
canto Contratenor, liuto
Ulrich Pfeifer
canto Contratenor
Mauro Borgioni
canto Tenor
Guillermo Perez
organetto portativo
Le musiche di questo concerto sono dedicate all'arte musicale di Antonio Zàchara da Teramo, cantore dell’Antipapa, vissuto tra la fine del XIV sec. e l’inizio del XV.
Il programma comprende la musica profana tratta dal Codice Mancini di Lucca, le ballate a 2 e 3 voci e l’unica caccia (dal Codice Squarcialupi di Firenze); due esempi di musica utilizzata nella cappella papale, un Credo e un Gloria, primi documenti italiani di messe parodia provenienti dal Codice Q 15 di Bologna, e versioni strumentali con le diminuzioni delle composizioni vocali provenienti dal Codice di Faenza.
Il concerto si apre con brani polifonici di musica sacra legati all’attività di Zàchara come compositore e cantore presso la corte papale; brani a volte di notevole complessità, e comunque di esperta elaborazione, che conobbero una certa diffusione, anche estera, per diversi decenni. Tale repertorio vocale era eseguito da voci maschili specializzate nel canto polifonico; questo insieme vocale, formato sia da solisti che da coristi per il ripieno, con l’ eventuale sostegno dell’organo (in questo caso utilizziamo un organo positivo), nelle occasioni maggiori era integrato dagli strumenti a fiato (cennamelle, trombe e tromboni riuniti nell’insieme detto alta cappella).
La tecnica compositiva è basata sull’intreccio di arcaismi (isoritmie del Tenor) misti alla rinnovata ricchezza ritmica e armonica dell’Ars Nova e, a tratti, l’indipendenza per il tempo tra le voci, propria dell’Ars Subtilior.
A proposito dei testi messi in musica da Zàchara, e probabilmente da lui composti, c’è da notare che, nelle ballate profane, ricche di inflessioni ritmiche e melodiche presumibilmente legate all’ambiente popolare, è predominante il gioco dell’elaborazione testuale. Oltre alla lingua latina, c’è l’antico francese e un italiano farcito di inflessioni dialettali. Numerosi i doppi sensi, i riferimenti autobiografici (Zàchara ebbe problemi di salute, oltre una malformazione dalla nascita), soprattutto ad indicare anche i diversi andamenti più o meno fortunati nella sua carriera di cantore dell’Antipapa.
Nella caccia, che rappresenta indubbiamente uno degli apici compositivi del Trecento, è usata la forma del dialogo tra due, o meglio più, soggetti differenti che, nell’ascolto simultaneo, rendono il senso del discorso.
Anche per la ballata pluritestuale “Je suis navrés / Gnaff'a le guagnele" vale la forma dialogica ed in più, sempre nello stile di Zàchara, appare la parola FLORENTIA, ma celata nella pronuncia rovesciata. I testi quindi si prestano a più interpretazioni e, tra le varie ballate, appartenenti allo stile detto Ars Subtilior, evidente per l’indipendenza e il complesso gioco ritmico delle voci, è stata inserita anche una ballata (con testo incompleto) di Nicolaus Ricci da Nocella, musico appartenente alla scuola polifonica di Teramo, il fertile ambiente da cui proviene lo stesso Zàchara .
Per la musica profana a 2 e 3 parti, quindi, è stata scelta una interpretazione più varia ed articolata: si canta a cappella le parti reali, in modo da ottenere un suono più omogeneo possibile per la risonanza e fusione degli armonici; eventualmente si raddoppiano tali voci con gli strumenti della bassa (il gruppo degli strumenti a corda), che permettono di praticare un sostegno melodico e ancor più ritmico (perché è il pulsar del pizzicato a condurre il tempo), senza per questo coprire o alterare lo spessore armonico delle melodia.
Altro modo possibile di interpretare la polifonia è quello di affidare il Cantus (o voce di Superius) ad una voce solista e le altre parti agli strumenti, suddivisi tra quelli con suono legato e a pizzico: per l’esecuzione del Tenor , si preferisce uno strumento che abbia il suono portato (legato) come la voce; per il Contratenor, invece, date le sue caratteristiche di parte normalmente più strumentale e con ampi intervalli melodici, l’esecuzione è affidata ad uno strumento come il liuto che può suonare naturalmente tali intervalli.
Le intavolature strumentali provenienti dall’ eccezionale Codice di Faenza, che sappiamo essere destinate ad uno strumento a tastiera come l’ organo positivo o il clavicytherium, le abbiamo distribuite fra i diversi strumenti. Non potendo pensare ad orchestrazioni (anche se alcune immagini ci mostrano complessi numerosi), e rifacendoci alle cronache dell’epoca che ci descrivono esecuzioni con un numero variabile da uno a tre strumenti (vedi il Saporetto di Simone Prodenzani), seguiamo la logica della formazione delle coppie con eventuali raddoppi del Tenor mentre il Cantus rimane affidato ad una voce solista.
Qui è la variazione estrema a predominare, ma solo nella voce superiore, variazione che a volte rispetta i passi melodici, altre volte si muove preferibilmente sui rapporti armonici della polifonia; il Tenor rimane sempre inalterato per essere la base riconoscibile su cui ricreare il tutto.
Goffredo Degli Esposti
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